
Valle Alcantara. La mobilità, in alcuni tratti dell’alta e bassa Alcantara, si è fermata a un passato remoto intrappolata nei meandri di una burocrazia che trasforma le frane in monumenti perenni all’incuria. Il j’accuse parte da Guglielmo Trusso, attivista del Movimento 5 stelle, che accende i riflettori su una ferita a cielo aperto fatta di «Cantieri fantasma, asfalto sbriciolato – dichiara – e comunità condannate a un isolamento divenuto insostenibile». Il viaggio attraverso le arterie provinciali assume i contorni di un’odissea quotidiana per chi abita queste valli. Infatti, lungo la Sp 6, a ridosso di Motta Camastra, il centro storico vive sotto una costante ipoteca logistica ovvero l’interdizione ai mezzi pesanti che soffoca le botteghe, rallenta l’approvvigionamento dei servizi essenziali e taglia le gambe a un tessuto economico che fatica a resistere allo spopolamento. Ma è spostandosi verso la Sp 2, nel territorio di Roccella Valdemone, che l’inefficienza assume le sembianze del paradosso civile, infatti è da quasi otto anni che l’interruzione è continuata, un lasso di tempo in cui generazioni di studenti e pendolari hanno visto una carreggiata strategica trasformarsi in un rudere amministrativo dimenticato.
L’atto d’accusa di Trusso travalica le transenne di cantiere per bussare direttamente ai portoni della Città Metropolitana di Messina e chiama in causa una catena di comando regionale che sembra ignorare le istanze periferiche dei paesi alcantarini, nonostante le “passerelle” di diversi politici con dichiarazioni di immediate risoluzioni. «Nei corridoi dove si decidono i flussi di spesa e le priorità infrastrutturali i dossier su queste due arterie sembrano essere scivolati nel limbo – afferma Trusso – e relegano i centri montani al rango di spettatori inermi». Per gli abitanti della Valle dell’Alcantara non si tratta più di invocare una concessione calata dall’alto bensì di reclamare il diritto primario alla libertà di muoversi, di produrre e vivere in sicurezza sulla propria terra. Alessandra Iraci Fonte “La Sicilia” del 17-09-2026





