
Valle Alcantara. Il cuore ferito dell’Alcantara ricomincia a battere dall’incuria delle sue sponde grazie a un colpo di reni burocratico che ridefinisce i confini della buona amministrazione dell’Ente Parco Fluviale, capace di trasformare una pesante eredità di detriti e l’ombra minacciosa di un ciclone in un manifesto di efficienza e rinascita ambientale. L’istituzione infatti ha decretato l’avvio dei lavori di rimozione dei rifiuti e di rinaturalizzazione lungo ben 22 km dell’asta fluviale, incastonata nella Zona speciale di conservazione che rischiava il collasso ecologico dopo i parossistici eventi meteorologici del Ciclone Harry. La tempesta ha riversato nell’alveo tonnellate di detriti antropici e microplastiche e minacciato non solo la biodiversità protetta dalla Rete Natura 2000 ma la stessa incolumità pubblica in vista delle piene autunnali.
L’operazione, del valore di quasi settecentomila euro interamente finanziati nell’ambito del Poc Sicilia, s’impone come un modello nazionale di efficienza amministrativa. In questo contesto, un plauso incondizionato va tributato ai vertici dell’Ente ovvero la direttrice Valentina Tamburino e il presidente Carmelo Calabrò. I cantieri sono stati sbloccati a tempo di record per sfruttare l’esatta finestra temporale della stagione estiva.
È adesso, infatti, che il fiume si trova nel suo periodo di magra ed è l’unico momento in cui le portate storiche minime restituiscono visibilità ai rifiuti speciali e garantiscono la sicurezza delle maestranze in alveo, azzerando un rischio idraulico che tra pochi mesi sarebbe diventato proibitivo.
L’appalto è stato affidato al consorzio Conpat Scarl che vedrà come braccio operativo la ditta Bonina Srl. Questo viaggio di bonifica, che si snoderà da Calatabiano a Giardini Naxos, passando per Randazzo e Taormina, restituisce dignità a uno scrigno millenario di acqua e roccia. Alessandra Iraci Fonte “La Sicilia” del 12-07-2026




