
San Fratello (San Frareau o San Frareu nel locale dialetto gallo-italico, San Frareddu in siciliano nella forma eteroglossa galloitalica).
Già noto in età medievale come San Filadelfo, fu ripopolato, o fondato ex novo, durante il dominio normanno della Sicilia da soldati e coloni lombardi provenienti da un’area dell’Italia nord-occidentale i cui limiti massimi, per ragioni linguistiche, si possono racchiudere in un quadrilatero che ha i suoi vertici nelle città di Vicoforte (Cuneo), Mombaruzzo (Asti), Sassello (Savona) e Calizzano (Savona). La denominazione del paese, nel dialetto locale galloitalico, è ancora quella medievale di San Frareau (San Filadelfio), tradotto erroneamente in San Fratello, a causa del mutamento fonetico di F(i)ladelphu(m) > Fladellu(m) assimilato a Fratellu(m). In latino è Terra Sancti Philadelphi, Sanctus Philadelphus, mentre il nome del più antico insediamento greco, che sorgeva circa due chilometri a nord dell’attuale centro urbano, è Apollonia. È il paese di origine della famiglia Craxi.
Alcuni studiosi presumono di aver individuato l’antica acropoli della cittadina greca di Apollonia nei pressi del Monte San Fratello, un altopiano che si estende a 710 metri sul livello del mare. Questo rilievo, difatti, offriva una posizione strategica non indifferente, in quanto permetteva una visuale nitida della zona costiera compresa tra Capo d’Orlando e Cefalù, località poste a 80 km di distanza, e offrendo anche una chiara prospettiva sulle isole Eolie.
La città romana-medioevale fu distrutta durante l’invasione araba. L’odierno paese, fondato dopo nell’XI secolo, trae il nome da uno dei tre Santi fratelli, Alfio, Filadelfo e Cirino, martirizzati durante le persecuzioni dell’imperatore Valeriano nel 253 d.C., ai quali è dedicato l’omonima chiesa e convento del secolo XII. L’etimologia greca del nome Filadelfo infatti è ‘colui che ama il fratello’, per cui l’evoluzione da San Filadelfo a San Fratello sarebbe stata quasi naturale.
«Vi è il castello de San Filadelfo, habitato da Longobardi, ch’ancora così favellano.»
(Giuseppe Carnevale, Storia e descrizione del regno di Sicilia, Napoli, 1591)
Il borgo fu ripopolato, o fondato ex novo,) tra l’XI e il XIII secolo, durante la dominazione dei normanni nell’isola, da una colonia di piemontesi, liguri, lombardi, emiliani, venuti alla conquista della Sicilia con il conte Ruggero e la moglie Adelaide del Vasto (detta anche Adelasia Incisa del Vasto), figlia del marchese aleramico Manfredo del Vasto. Secondo l’ipotesi del ripopolamento, i migranti settentrionali si insediarono in un borgo già popolato da genti indigene, e lo dotarono di una rocca fortificata. L’anno di fondazione del castello di San Filadelfo (in latino Castrum Philadelphi o Castrum S. Philadelphi) potrebbe essere il 1116, secondo un diploma citato da Vincenzo Palizzolo Gravina che indica nel “lombardo” Roberto Caldarera, governatore di Nicosia, «il tesoriere e direttore della costruzione del nuovo castello in San Filadelfo sulle rovine dell’antica Alunzio».
Durante i primi anni dell’occupazione della parte nord-orientale della Sicilia, i normanni costruirono a San Fratello una cittadella fortificata, dotata di un castello. A difesa della cittadella furono impiegati soldati di ventura di origine longobarda che provenivano dall’Italia settentrionale. Come per il resto della Sicilia, anche a San Fratello i Normanni diedero una notevole spinta all’economia, con la nascita di una fiorente agricoltura, un forte incremento del commercio e l’arricchimento di preziosi capolavori artistici.
Nel 1270, il castello e feudo di San Fratello furono concessi a un milite di nome Giovanni. Nel 1276, il feudo e la castellania di San Fratello furono concessi all’angioino Guillot d’Alisy, per passare due anni più tardi al provenzale Raymond de Puy-Richard, e nel 1299, per concessione di Carlo II d’Angiò, al miles messinese Squarcia Riso. Dopo una parentesi in cui San Fratello fu gestita direttamente dalla curia vescovile, nel 1305 il castello e la terra di San Fratello furono ceduti ai Palizzi, potente famiglia di Messina di origine normanna, nella persona del miles Damiano Palizzi. In seguito passò alla famiglia di origine aragonese degli Alagona, e nel 1356 Federico III concesse il feudo al capitano e castellano Guglielmo Ventimiglia, membro della potente famiglia Ventimiglia di origine normanno-ligure. Nel 1361 il castello e la terra di San Fratello passarono a Enrico I Rubeo già conte di Aidone per concessione di re Federico IV, mentre nel 1371 furono concessi a Guglielmo Rosso della famiglia di origine normanna dei Rosso, e nel 1392 a Enrico II Rosso della stessa famiglia. Nel 1392, il re Martino I di Aragona concesse San Fratello a Federico II d’Aragona figlio di Vinciguerra d’Aragona, ma dopo la sua ribellione, il feudo passò agli Oliveri, famiglia messinese di origine spagnola. Nel 1396, Federico d’Aragona ottenuta la clemenza del sovrano, ritornò in possesso del feudo, ma in seguito a una nuova ribellione, Martino d’Aragona concesse nel 1398 la terra e il castello di San Fratello, con i casali di Mirto, Crapi, e Fraxino, a Ugerotto Larcan della famiglia catalana dei Larcan che mantenne il feudo di San Fratello per oltre due secoli, fino al XVII secolo. Dalla seconda metà del Seicento il feudo passò alla famiglia di origine genovese degli Squarciafico, ai Sancetta, agli Spatafora, ai Lucchesi, alla famiglia di origine normanna dei Gravina, e, di seguito, ai principi di Palagonia. L’ultima famiglia feudale di San Fratello fu quella dei Cupani (o Cupane).
Verso la fine dell’800 San Fratello è sede di due arcipreture, di pretura e capoluogo di mandamento nel circondario di Mistretta. Fino ai primi anni del ‘900, prima della frana del 1922, a San Fratello si contavano almeno 27 chiese. La chiesa madre di San Fratello era Santa Maria Assunta
San Fratello è racchiuso tra i torrenti Inganno e Furiano; il territorio, di 83 km², si estende in verticale fino quasi a Monte Soro (1.847 m s.l.m.), la cima più alta dei monti Nebrodi.
Dalle quote più basse (300 m s.l.m.) a quelle più alte (1.800 m s.l.m.) si osserva un graduale cambiamento della vegetazione, dovuto alla presenza di diverse specie arboree e arbustive. Le aree non ricoperte da boschi sono destinate al pascolo di bovini, ovini, caprini e dei cavalli sanfratellani che vivono allo stato brado.
Il territorio di San Fratello è caratterizzato da colture agrarie, in ampi tratti collinari insistono piccoli vigneti e diversi frutteti di minore interesse economico a carattere familiare e tradizionali colture di oliveti. Il bosco di San Fratello ricade nel Parco dei Nebrodi, ed è attraversato dalla SS 289; la caratteristica particolare del bosco è che si conserva nella quasi sua totalità allo stato naturale ed è di particolare bellezza il paesaggio che si presenta agli occhi del visitatore. Il bosco oggi ospita nel suo habitat naturale volpi, gatti selvatici, istrici, martore, tartarughe terrestri e diverse specie di uccelli.
Durante le escursioni naturalistiche attraverso questi boschi, è possibile raccogliere funghi nel periodo autunnale e frutti di bosco nel periodo estivo. Nelle zone più basse ricco di uliveti, la pianta arborea sempre verde alta sino a 10 metri, con chioma ampia, arrotondata e leggera introdotta in Italia ed in Sicilia da antichissime popolazioni che, adattatosi al clima mediterraneo, viene coltivato per la produzione delle olive e dell’olio.
Il territorio comunale è soggetto a dissesto idrogeologico. La parte più antica del borgo di San Fratello subì nel 1745 uno smottamento che interessò una parte dell’abitato. Una seconda rovinosa frana rase al suolo quasi tutto l’antico paese la notte tra il 7 e l’8 gennaio 1922.
Dopo la frana del 1922 venne riconsiderata l’ipotesi di trasferimento del paese. Fu pianificata ed avviata una vasta delocalizzazione che diede avvio all’espansione di Acquedolci, piccolo borgo sviluppatosi sin dal XV secolo attorno alla Torre quattrocentesca e chiamato dai sanfratellani “la Marina”. A distanza di 88 anni dall’ultima sciagura, il 14 febbraio del 2010 (tristemente noto come il giorno della frana di san Valentino), il territorio di San Fratello è stato nuovamente devastato da una frana verificatasi tra il quartiere denominato Stazzone e la contrada Riana, posti sul versante nord-est, opposto rispetto a quello in cui c’erano state le precedenti catastrofi. Le conseguenze di tale evento hanno costretto buona parte degli abitanti di San Fratello ad abbandonare le proprie abitazioni e trasferirsi altrove in particolare ancora una volta verso Acquedolci.
A San Fratello si parla il dialetto sanfratellano, un antico dialetto gallo-italico in cui si riscontrano elementi del piemontese, del ligure, del lombardo, dell’emiliano.
La lingua è dovuta alle origini dell’abitato, sorto nei primi tempi della conquista normanna della Sicilia nei pressi dell’antica città greca di Apollonia, su iniziativa del Gran Conte Ruggero, esponente dei normanni Altavilla e della moglie Adelaide del Vasto, appartenente agli Aleramici, dinastia ligure-piemontese di origini franche. Per fondare San Fratello, e più in generale per ripopolare la zona dei monti Nebrodi, tra le attuali province di Messina ed Enna, furono impiegati soldati e coloni provenienti dal Nord Italia, in particolare dal Basso Piemonte e la Liguria settentrionale, all’epoca sotto il controllo degli Aleramici, provenienti da un’area i cui limiti massimi, per ragioni linguistiche[13], si possono racchiudere in un quadrilatero che ha i suoi vertici nelle città di Vicoforte (Cuneo), Mombaruzzo (Asti), Sassello (Savona) e Calizzano (Savona).
Gli abitanti di San Fratello sono sempre stati percepiti come forestieri dagli altri siciliani che li hanno definiti per questo “i lombardi” o “i francisi”, ovvero “i francesi” (in sanfratellano i franzais). Grazie alla posizione di relativo isolamento del borgo situato sui monti Nebrodi, i sanfratellani, e di alcuni paesi in provincia di Enna, sono quelli che hanno mantenuto più a lungo e in modo più fedele la parlata gallo-italica originaria. In sanfratellano il borgo di San Fratello viene chiamato San Frareauo San Frareu, mentre sanfratellano viene tradotto in sanfrardean
Famoso poeta in lingua sanfratellana è stato Cirino Scaglione.
Tra le ricorrenze la Settimana Santa: Festa dei Giudei
È una manifestazione folcloristica della settimana pasquale caratterizzata da gruppi di persone che scorrazzano per il borgo suonando trombe ed indossando un costume caratteristico detto appunto da “Giudeo”. In accordo con la tradizione antisemita, il nome dei “Giudei”, ovvero il popolo accusato per secoli di “deicidio”, viene trasposto ad una sorta di demòni allegri e chiassosi, quanto il loro coloratissimo costume e la musica dei loro ottoni. L’abbigliamento si compone di una costosissima uniforme, detta giùbba, di foggia ottocentesca di colore giallo e rosso (simbolo della divisa militare dei legionari romani), ricamata di perline, elmetto decorato, spalline militari, guanti e scarpe di pelle. Tra gli accessori dispongono, oltre agli ottoni, una d-shplìna (“disciplina”) ossia un flagello metallico con cui si narra che i personaggi, cioè i legionari giudeo-romani, si castigassero per espiare la colpa di aver ucciso Cristo. Il volto è coperto da una maschera caratterizzata da una lunga lingua di stoffa con una croce ricamata sulla punta, in riferimento allo scherno che i soldati usavano fare alla figura del crocifisso. I festanti si immedesimano nei personaggi in una trasgressione che irride al carattere sacro ed austero della Passione, irrompendo con gli squilli delle loro trombe nelle meste processioni. I “Giudei” frequentano case e osterie facendosi offrire dolciumi e vin santo, trovando l’offerta di buon auspicio. La tradizione, che si svolge ogni anno nei giorni di mercoledì, giovedì e venerdì della Settimana Santa, attira di norma l’interesse di turisti e visitatori provenienti da paesi limitrofi.
Il 10 maggio è una tradizione che sembra avere origini medioevali risalenti agli anni di beatificazione e santizzazione dei santi patroni Alfio, Filadelfio e Cirino. La tradizione consiste in una cavalcata dal paese fino al Monte San Fratello, meglio conosciuto come Monte Vecchio; per la cavalcata vengono per la maggior parte utilizzati i cavalli sanfratellani.
Una tradizione molto particolare di San Fratello è quella dei coltelli artigianali. Tramandata sapientemente di generazione in generazione dai maestri fabbri-maniscalchi del paese: si tratta appunto del coltello tipico “Sanfratellano” che per la sua lavorazione artigianale e la sua tipicità lo si può definire sicuramente tra i coltelli artigianali più utilizzati e conosciuti di tutta la Sicilia e non solo. La loro caratteristica principale oltre al manico in corno bovino tipicamente siciliano, è la parte in metallo tra la lama e il manico. Il tradizionale coltello sanfratellano può avere anche la lama mozza.
San Fratello basa la sua economia sull’agricoltura e, soprattutto, sull’allevamento equino. Di notevole importanza è la razza del cavallo Sanfratellano, animale docile e di costituzione forte e robusta: si ritiene sia stata introdotta nei boschi di San Fratello dai Normanni che li usavano come cavalli da battaglia; secondo altri studiosi, essa è da considerarsi razza autoctona, originale siciliana.
Fonte Wikipedia






