
Don Andrea Pellegrino lascia oggi la Comunità di Maniace, ad accompagnarlo in questo nuovo capitolo del suo ministero saranno anche numerosi fedeli di Maniace, pronti a raggiungere Paternò per testimoniare ancora una volta il proprio affetto e la propria vicinanza. Il suo ingresso ufficiale nella parrocchia San Giovanni Bosco è previsto alle ore 18:30 del 27 settembre 2026, per l’occasione, dalla comunità maniacese è stata organizzata anche la partenza in pullman, così da consentire a quanti lo desiderano di prendere parte alla celebrazione e accompagnarlo simbolicamente nel suo nuovo percorso pastorale. Una presenza che si preannuncia numerosa .
Nella mattinata del 26 settembre, Don Andrea ha celebrato la Santa Messa nella Chiesa di San Gabriele, a Petrosino. È stata una celebrazione particolarmente intensa e partecipata, segnata da un clima di profonda emozione e vicinanza da parte dei fedeli. Al termine della celebrazione eucaristica, infatti, non sono mancati momenti di grande commozione: numerosi fedeli si sono avvicinati a Don Andrea per salutarlo e stringersi attorno a lui in un caloroso abbraccio. Un gesto semplice, ma carico di affetto e significato, che ha raccontato più di ogni parola il legame instauratosi nel tempo tra il parroco e la comunità. Volti emozionati, abbracci e parole di affetto hanno accompagnato la conclusione della celebrazione, regalando un momento di intensa partecipazione e umanità, mentre in serata è atteso l’insediamento del nuovo Parroco Don P. Modica accompagnato all’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna.
Indimenticabili restano le parole pronunciate da don Andrea dopo aver appreso dell’inaspettata decisione assunta dall’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna: parole intense e cariche di emozione, rimaste impresse in quanti ebbero modo di ascoltarle. Questa redazione ha scelto di raccontare soltanto oggi quei momenti e quelle dichiarazioni, rispettando la volontà dello stesso don Andrea, che allora aveva espressamente chiesto che sulla vicenda venisse mantenuto il silenzio stampa.
Durante la Santa Messa del 24 giugno 2026, don Andrea Pellegrino rese pubblico ai fedeli il trasferimento disposto dall’arcivescovo mons. Luigi Renna. Lo fece attraverso la lettura di una lunga e commovente lettera indirizzata alla comunità maniacese, nella quale ha ripercorso gli anni vissuti a Maniace, segnati da momenti di gratitudine, difficoltà, incomprensioni, ma soprattutto da un profondo legame umano e pastorale, una celebrazione carica di emozione, scandita da silenzi e applausi, durante la quale il parroco definì il trasferimento una decisione del tutto inaspettata, accolta tuttavia con spirito di obbedienza, fede e responsabilità, come parte della propria missione sacerdotale.
La notizia fu accolta con forte dispiacere da una parte consistente della comunità e divenne presto motivo di confronto e malumore, soprattutto tra quei parrocchiani che avevano condiviso con don Andrea un intenso percorso di fede, vicinanza e partecipazione. Il video di quel momento, con le parole pronunciate dal sacerdote, si diffuse rapidamente sui social, diventando virale e suscitando numerose reazioni e commenti.
Parole intense, pronunciate da Don Andrea con evidente emozione, che risuonarono nella chiesa tra momenti di silenzio e lunghi applausi, lasciando emergere con forza il profondo legame costruito negli anni tra il sacerdote e la comunità di Maniace. Nel corso del suo intervento, don Andrea ripercorse il cammino vissuto insieme ai fedeli, ricordando i rapporti nati nel tempo, le numerose attività portate avanti con impegno e quell’affetto che, nonostante il distacco, ha assicurato resterà indelebile.«Maniace è stato il mio primo amore — ha detto in sostanza durante l’omelia — e il primo amore non si scorda mai».Parole che hanno toccato profondamente i fedeli presenti, molti dei quali hanno seguito la lettura della lettera con evidente commozione. Nel suo saluto, don Andrea ha voluto ringraziare la comunità, mons. Galati, l’amministrazione comunale, l’attuale Commissione di San Sebastiano e le altre commissioni parrocchiali, rivolgendo un pensiero particolare anche a quanti gli sono stati vicini nel corso del suo ministero, mettendo a disposizione tempo, energie e disponibilità per le attività della parrocchia.
Non mancarono, però, passaggi duri e dolorosi. Il sacerdote ha chiesto scusa per eventuali incomprensioni, per alcuni lunghi silenzi perpetrati da mons. Galati difficili da interpretare e comprendere, ma ha anche ricordato le difficoltà incontrate sin dal suo arrivo a Maniace. Nella lettera, Don Andrea ha raccontato di essere stato messo in guardia da alcuni sui rischi che avrebbe corso, su chi avrebbe dovuto fidarsi e su quali dinamiche avrebbe trovato. Ha spiegato di non aver voluto dare ascolto a quelle voci, preferendo conoscere personalmente la comunità e camminare con tutti. Con il tempo, però, secondo quanto da lui stesso riferito, avrebbe dovuto constatare la presenza di una piccola minoranza che, pur rimanendo vicina alla parrocchia, avrebbe ostacolato il percorso intrapreso, mantenendo diffidenza e ostilità, distorcendo parole e iniziative. Un passaggio particolarmente forte è stato quello dedicato agli “schemi rotti” al suo arrivo: commissioni azzerate, porte della parrocchia aperte a tutti, possibilità per ogni fedele di partecipare e mettersi a servizio. Una scelta che, secondo Don Andrea, non sarebbe stata accolta positivamente da chi era legato a vecchie logiche e a dinamiche di potere. Il parroco ha spiegato di essere stato criticato per aver aperto la parrocchia e le commissioni a tutti coloro che desideravano farne parte. Ha detto di aver scelto di non “svergognare pubblicamente” nessuno, di non raccontare ogni episodio, preferendo invece porgere l’altra guancia e continuare il proprio apostolato.
Uno dei momenti più significativi dell’intervento è arrivato quando don Andrea ha ricordato il bene ricevuto dalla maggioranza dei fedeli e i risultati raggiunti insieme nel corso del tempo. Nel tracciare un bilancio della sua esperienza a Maniace, il sacerdote ha fatto riferimento anche alla situazione economica della parrocchia, ricordando che, al momento del suo arrivo, vi sarebbe stato un attivo di circa 5 mila euro, mentre oggi lascerebbe una disponibilità di circa 30 mila euro.
Un risultato maturato nonostante le numerose spese sostenute nel tempo per gli interventi sulla parrocchia e sulla chiesa del cimitero, i lavori della nuova sacrestia, il pagamento di debiti pregressi, le opere di ristrutturazione e diversi restauri, tra cui quello della statua di San Sebastiano. Un traguardo che don Andrea ha voluto attribuire soprattutto alla generosità, alla partecipazione e al sostegno dei fedeli.
Poi il passaggio più duro, rivolto a quelli che ha definito “false persone”, capaci — secondo le sue parole — di mostrarsi amiche in pubblico ma di agire diversamente dietro le apparenze e, nella chiesa si è levato un lungo e sentito applauso, capace di esprimere più di tante parole: affetto, gratitudine, amarezza e profonda vicinanza. Un momento particolarmente intenso, che ha accompagnato la conclusione dell’intervento di don Andrea, affidata a un saluto carico di emozione e a un ideale abbraccio rivolto all’intera comunità maniacese.
Di contro non sono mancate sui social, nei giorni successivi , reazioni di segno opposto, con alcuni commenti e prese di posizione critiche nei confronti del parroco, che hanno ulteriormente acceso il confronto e alimentato il dibattito attorno alla vicenda.
Per molti fedeli, il trasferimento di Padre Andrea Pellegrino lascia aperti interrogativi e ferite.
In tanti leggono questa partenza come la conseguenza di un percorso che aveva rotto equilibri consolidati, aperto spazi nuovi e scardinato vecchie logiche interne alla vita parrocchiale.
Resta, al di là delle interpretazioni, l’immagine di una comunità profondamente colpita e di un sacerdote che ha salutato Maniace con parole intense, sincere e cariche di dolore. Un grande servo di Dio, come molti lo hanno definito in queste ore, che lascia una parrocchia dove ha seminato fede, partecipazione e cambiamento. E Noi non possiamo che augurare a Don Andrea che questo sia un arrivederci e non un’addio.





