
Vento, pioggia incessante e, infine, il “bianco sudario” di una neve tardiva nell’area santadomenicense hanno colpito con cieca imparzialità le infrastrutture, le colture e la stabilità dei versanti e trasformato il paesaggio alto-alcantarino in un teatro di emergenza, lasciando dietro di sé una scia di ferite che vanno ben oltre la superficie del suolo. Il Comune di Santa Domenica Vittoria, facendosi scudo per i propri cittadini, ha già attivato le procedure d’urgenza per la ricognizione dei danni (tegole divelte, ettari di frutteti abbattuti, smottamenti vari che minacciano persino l’accesso alle abitazioni). A Malvagna, in via Monte Allegro, il fragore dei tronchi spezzati ha segnato il ritmo della giornata, interrotta solo dal lavoro instancabile dei vigili del fuoco di Messina e dei volontari del distaccamento di Mojo Alcantara, sotto la guida del capo squadra Paolo Manuli.
A complicare il quadro, la crisi idrica si è fatta spettro concreto a Roccella Valdemone, dove un guasto tecnico ai sistemi Enel, reso inaccessibile dalla morsa del maltempo, tiene sotto scacco la comunità. Le riserve, attinte dalle vasche di Palazzolo, sono al momento un tesoro da centellinare con estrema parsimonia in attesa che la tecnologia possa tornare a sfidare il fango.
E se l’abitato resiste, la terra piange, infatti Mojo Alcantara, cuore agricolo del comprensorio valligiano, ha subito un colpo ferale: gli alberi da frutto, simbolo di economia e speranza, giacciono sradicati e gli agricoltori, si aggirano tra i filari mutilati, intenti in un censimento dei danni che ha il sapore amaro della perdita. In questo quadrilatero di resistenza, la gestione dell’emergenza si sposta intanto dal fango delle strade alle scrivanie del dovere civico. Ogni “cicatrice” deve confluire in quel mosaico documentale necessario a fare valere le ragioni di una terra che, seppure piegata, non intende spezzarsi. Alessandra Iraci Fonte “La Sicilia” del 18-02-2026




