
Raniti (Raniti in siciliano) si affaccia a Terrazza sull’ampio letto del torrente Petrolo, affluente del Fiume Alcantara.
E’ situato a 350 mt. s.l.m. in una posizione assai riparata, essendo circondato da alte vette (monte Calderaio, Monte Naturi e Monte Mongivacche) e da amene colline. Notevole attrattiva esercita la sua Pineta, con boschi di ineguagliabile bellezza. Ciliegie, olio d’oliva e vino sono le produzioni agricole di rara prelibatezza offerte dalle campagne granitesi. Oltre che durante tutto il periodo estivo, il paese è meta di visitatori in occasione della festa Patronale nella prima domenica d’Agosto, nelle giornate di dicembre dedicate alla Sagra della Salsiccia e del Vino ed al Presepe Vivente, in quelle di Carnevale in occasione della pittoresca sfilata dei carri allegorici ed in quelle di Giugno dedicate alla Sagra delle Ciliegie. Meritano un’attenta visita la Chiesa di San Basilio del XVII secolo nel cuore del borgo medievale, la Chiesa di San Sebastiano Martire del XX secolo con prospetto neoclassico, a Chiesa di San Giuseppe XX sec. con un pregevole altare in legno e la Villa Comunale con il Sacrario dei Caduti, dove si possono ammirare alcune opere del grande scultore granitesi Giuseppe Mazzullo, assurto a fama mondiale. Il nome dell’antico casale di Graniti è citato per la prima volta in un documento del 1116 e, successivamente, nel 1296 e nel 1356, quando risulta alle dipendenze amministrative di Taormina. L’autonomia la conquistò nel 1640 allorché venne acquistato dai Mastrilli-Gravina Marchesi di Tortorici. Il dominio feudale a Graniti, così come negli altri comuni isolani non demaniali, si concluse nel 1812. Dopo l’Unità d’Italia il paese subì, nel 1880, la disastrosa frana che distrusse la zona periferica della Misericordia con l’omonima Chiesa, senza però provocare alcuna vittima; agli inizi del secolo, per consolidare il terreno di quella zona, vennero piantati i primi pini della rinomata Pineta.
È un comune del parco fluviale dell’Alcantara.
Graniti sorge in una zona collinare nella valle del Torrente Petrolo, affluente sinistro del fiume Alcantara. Si trova a 350 metri s.l.m. e dista circa 15 Km dal mare e 3 Km dalla Strada Statale 185 di Sella Mandrazzi. Per quanto concerne l’origine del toponimo, le prime attestazioni documentate sono in latino medievale e riportano “Granitis”, quasi certamente da GRANUM, come a voler dire ‘graneti’, con esito della “e” in “i”, normale in siciliano. Il nome deriva quindi dal siciliano “graniti” che significa “granai” e fa riferimento alla produzione di grano che un tempo era molto abbondante nella zona. Il centro fu fondato nel IX secolo dagli Arabi e il nome di Casali delli Graniti è già citato in un diploma del 1117. Si parla ancora del feudo di Graniti nel 1356 quando fu acquistato dal nobile messinese Giovanni Mangiavacca. In seguito appartenne a diversi feudatari come ad esempio Nicola Castagna nel 1372 e a Giacomo Balsamo nel 1498.
Il paese nasce nel seicento attorno ad un casale voluto dal conte di Taormina dell’epoca ma ha il suo maggiore sviluppo nell’ottecento. Il nucleo più antico dell’abitato fu costruito in contrada Roccachiacchiera, dove vi sono ancor oggi case con stipiti in pietra scolpita a mano risalenti ai primi anni del XVIII secolo. In seguito rimase sotto la circoscrizione governativa di Taormina fino al 1639, quando venne acquisito dalla nobile famiglia Mastrillo. Nelle vicinanze del paese si trova la splendida Riserva Naturale della Valle dell’Alcantara. Sono frazioni di Graniti Finaita, Muscianò e Postoleone
Graniti le attività economiche prevalenti sono l’agricoltura, l’allevamento e l’artigianato. Si producono diversi prodotti come vino, formaggi, olive, ciliegie, arance, limoni, mandarini, pesche, mandorle e castagne. Si allevano bovini, ovini e si pratica anche l’apicoltura. Di ottima qualità sono il vino e l’olio di produzione locale. L’artigianato, produce manufatti in legno, ceramica e ferro.
CURIOSITA’ | Graniti, da sempre, è famoso per la coltivazione delle ciliegie. Circa sessant’anni fa, le qualità presenti erano solo tre, la Zuccherina, la Rossina, la Napoletana. Oggi ve ne sono più di dieci qualità, fra cui la Romana, l’Acquavena, la Mastroantone, la Maiolina, la Napoletana, la Ferrovia, l’Amarena, la Bicorè, la Castoria, la Durone, la Zuffiuni. La qualità più comune è l’Acquavena.
PATRONO DI GRANITI
Le notizie storiche su san Sebastiano sono davvero poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito ai millenni, ed è tuttora molto vivo. Ben tre Comuni in Italia portano il suo nome (San Sebastiano al Vesuvio in Campania provincia di Napoli; San Sebastiano Curone in Piemonte provincia di Alessandria; San Sebastiano del Po in Piemonte provincia di Torino), e tanti altri lo venerano come santo patrono.
San Sebastiano fu sepolto nelle catacombe che ne hanno preso il nome. Il suo martirio avvenne sotto Diocleziano. Secondo i racconti della sua vita sarebbe stato un cavaliere valsosi dell’amicizia con l’imperatore per recare soccorso ai cristiani incarcerati e condotti al supplizio. Avrebbe fatto anche opera missionaria convertendo soldati e prigionieri. Lo stesso governatore di Roma, Cromazio e suo figlio Tiburzio, da lui convertiti, avrebbero affrontato il martirio. Tutto ciò non poteva passare inosservato a corte, tanto che Diocleziano stesso convocò Sebastiano. Inizialmente si appellò alla vecchia familiarità: Ti avevo aperto le porte del mio palazzo e spianato la strada per una promettente carriera e tu attentavi alla mia salute. Poi passò alle minacce e infine alla condanna. Venne legato al tronco di un albero, in aperta campagna, e saettato da alcuni commilitoni.
Martirologio Romano
San Sebastiano, martire, che, originario di Milano, venne a Roma, come riferisce sant’Ambrogio, al tempo in cui infuriavano violente persecuzioni e vi subì la passione; a Roma, pertanto, dove era giunto come ospite straniero, ebbe il domicilio della perpetua immortalità; la sua deposizione avvenne sempre a Roma ad Catacumbas in questo stesso giorno. I dati ufficiali sono scarsi su di lui, ma questo non ci impedisce di avere su di lui tante informazioni che provengono dalla felice e inscindibile combinazione tra la storia e la pietà popolare, e che così ci permette di ritrattare anche se non esattamente la realtà, almeno (e questo è il più importante) lo spirito della realtà con cui un militare cristiano, prestando il servizio militare a uno dei più sanguinosi imperatori romani, ha aiutato tantissime anime a non perdere la forza davanti alla fede, consolandole e permettendole di camminare a testa alta verso il Paradiso; si è trasferto a Roma nel 270 e ha intraprese la carriera militare intorno al 283, fino a diventare tribuno della prima coorte della guardia imperiale a Roma, stimato per la sua lealtà e intelligenza dagli imperatori Massimiano e Diocleziano, che non sospettavano fosse cristiano; inoltre, proprio lui non ha lasciato, al momento opportuno, di dichiararsi cristiano, offrendo la sua testimonianza e servendo come esempio a tanti altri seguaci di Gesù, che hanno affrontato le persecuzioni all´Era dei Martiri, come fu chiamato il periodo di persecuzione e morte dei fedeli, che veniva ordinato dal sanguinario imperatore Diocleziano.
Fonte sito istituzionale del Comune di Graniti




