
Valle Alcantara. Dalla dorsale della Ss 185, arteria vitale che dovrebbe fungere da tappeto rosso verso il Parco Fluviale dell’Alcantara, fino alle sponde dell’asta fluviale e ai sentieri agricoli di contrada Oliveto, il paesaggio appare sfregiato da una sedimentazione incivile che non conosce tregua. Lungo i tornanti della Ss 185, infatti, il ciglio della strada, in alcuni tratti, è divenuto una discarica a cielo aperto. Qui il “mordi e fuggi” del consumo distratto ha lasciato stratificazioni di plastica, alluminio e vetro, ma è nelle scarpate che il fenomeno assume contorni inquietanti.
Tra i fichi d’india e i muretti a secco occhieggiano resti di materiali inerti, testimonianza di uno smaltimento illecito che bypassa con spocchia i centri di raccolta. Spostando lo sguardo verso l’asta fluviale il quadro clinico del territorio peggiora. Il fiume Alcantara si trova talvolta costretto a lambire depositi di rifiuti trasformando le sponde in un ricco campionario di pattume. Non è solo un danno estetico è un’offesa alla biodiversità di un ecosistema che dovrebbe essere santuario e che invece funge da collettore di negligenza.
Il cuore della ferita batte però con particolare intensità in contrada Oliveto, nel territorio di Gaggi, dove l’incuria abbonda e il degrado è il prodotto di una crisi culturale e gestionale. Se da un lato l’inciviltà dei singoli è il motore primario del disastro, dall’altro emerge l’urgenza di una sorveglianza più capillare e di interventi di bonifica. Alessandra Iraci Fonte “La Sicilia” del 25-03-2026




