
Francavilla. La parabola amministrativa giunge a un punto di rottura definitivo delineando una crisi che non è solo politica ma profondamente istituzionale. Emerge infatti un quadro di tensioni latenti esplose in seguito alla dichiarazione di dissesto finanziario e alla gestione delle emergenze quotidiane, tra cui quella scolastica. Il percorso verso la paralisi dell’Ente si è articolato in tre atti documentali distinti: un gruppo di consiglieri ha formalizzato una mozione di sfiducia contro il sindaco Vincenzo Pulizzi e la Giunta, lamentando il mancato rispetto del termine perentorio di 90 giorni per la presentazione del bilancio stabilmente riequilibrato; l’inadempienza è stata definita una “violazione grave del mandato fiduciario”. Mercoledì scorso il consigliere Filippo Grifò ha rassegnato le dimissioni irrevocabili e pur condividendo le criticità gestionali (decoro urbano, viabilità, illuminazione) ha espresso una divergenza strategica fondamentale, ritenendo prioritario l’insediamento dell’organo straordinario di liquidazione prima di procedere a qualsiasi mozione di sfiducia e ieri il primo cittadino ha rassegnato le proprie dimissioni, anticipandone gli effetti.
Il passaggio più denso di significato politico e umano nella missiva del sindaco Vincenzo Pulizzi riguarda l’esplicita denuncia di una forma di “ricatto continuo” – espressione che descrive una vera e propria patologia del rapporto tra l’Esecutivo e parte della sua (ormai ex) maggioranza – che si configurerebbe quindi nella pressione costante esercitata da componenti del gruppo “La Svolta” che avrebbero strumentalizzato le criticità del dissesto per colpire la figura del primo cittadino e impedito la prosecuzione di quel percorso di “risanamento dei conti” iniziato nel 2017. Ciononostante Pulizzi ha individuato alcune priorità indifferibili da affrontare nel breve periodo di prorogatio: edilizia scolastica, sicurezza e decoro, emergenza ambientale e risanamento finanziario. La politica ha abdicato al dialogo per rifugiarsi nel pregiudizio personale? Chissà… ma in assenza condanna inevitabilmente la comunità alla paralisi amministrativa. Fonte “La Sicilia” del 14-03-2026





