
Francavilla. A un anno esatto dal dramma di gennaio, le ferite delle vie Goffredo Mameli, San Martino e Cadorna e piazza Matrice non sono cicatrici, ma piaghe aperte che il fango continua a scavare. Mentre i rimpalli di responsabilità scivolano via come l’acqua piovana, per molti residenti la proprietà privata è diventata un concetto astratto, esiste, ma non si può toccare. L’accesso alle pertinenze abitative è oggi un diritto negato: garage, magazzini e ripostigli restano sigillati dietro una barriera di detriti e incuria. Non è solo un problema di viabilità interrotta; è un sequestro amministrativo di fatto. I cittadini guardano le porte delle loro proprietà dall’altro lato di un cumulo di macerie che nessuno ha la volontà di rimuovere. «Il paradosso di Francavilla risiede nei cassetti degli addetti ai lavori – commentano alcuni residenti – non manca la conoscenza del pericolo, manca l’azione immediata. Le nostre istanze, nell’arco dei mesi, sono cadute nel vuoto». Agli atti esiste un lavoro monumentale, ovvero una mappatura capillare, frutto del sudore di tecnici qualificati e di ex componenti dell’amministrazione, che aveva portato al censimento di oltre 250 immobili fatiscenti da mettere in sicurezza. Un atlante della fragilità che avrebbe dovuto essere la base di una rinascita e che invece somiglia sempre più a un necrologio urbano.
«Ridurre queste strade a una “zona rossa” permanente non è una misura di sicurezza, è la bandiera bianca della politica locale. La probabilità statistica di nuovi cedimenti strutturali non è un’ipotesi, è una condanna pendente. Francavilla non chiede miracoli, chiede dignità e che le macerie della negligenza vengano rimosse prima che la prossima pioggia trasformi la statistica in tragedia. Perché una comunità che non può accedere nemmeno ai propri garage anche per colpa di un timbro mancante, è una comunità a cui è stata sottratta la cittadinanza». Se il silenzio delle istituzioni continuerà a essere più assordante della pioggia, Francavilla non sarà più un paese, ma un archivio a cielo aperto di diritti negati. Alessandro Iraci Fonte “La Sicilia” del 05-02-2026




