
Francavilla. Il decoro urbano e la tutela ambientale scivolano verso un preoccupante punto di non ritorno. Le istantanee che arrivano da diverse zone del paese delineano una mappa del degrado che non risparmia né i luoghi della sacralità né le strade pulsanti della cittadina. Dinanzi al sagrato della chiesa di Santo Spirito, così come nel vicoletto di via Dante o nella contrada Goffredo Mameli e lungo il viale Cappuccini – per estendersi poi a macchia d’olio in altre vie del centro e della periferia – lo scenario è identico e desolante, ovvero microdiscariche a cielo aperto che deturpano il paesaggio e minacciano l’igiene pubblica. È innegabile che la comunità stia attraversando una delicata fase di transizione, segnata da un periodo di gestione commissariale, ma la radice del problema affonda in una ben più grave piaga sociale, l’inciviltà cronica. «Ci si trova davanti alle azioni sistematiche di individui che, in totale spregio delle regole della civile convivenza e della raccolta differenziata – commentano amareggiati alcuni residenti – scelgono deliberatamente di violare gli spazi comuni, sporcano e vandalizzano ciò che, per definizione, appartiene a tutti».
Il dato più allarmante risiede nell’inefficacia dell’azione deterrente dei sistemi di sicurezza, infatti, talune delle aree attualmente invase dai rifiuti risultano coperte da impianti di videosorveglianza ma, ciononostante, l’ambiente continua a essere sistematicamente violato. «L’impunità percepita o la totale indifferenza nei confronti delle sanzioni spingono questi furbetti – ribadiscono un gruppo di giovani francavillesi – a sfidare persino i dispositivi di controllo, confermando che la tecnologia, da sola, non può supplire alla totale assenza di senso civico». Il paese si trova dunque di fronte a uno specchio che restituisce un’immagine ferita e se da un lato è urgente che la struttura commissariale intensifichi i controlli e ottimizzi i servizi di bonifica, dall’altro è imprescindibile una condanna sociale unanime nei confronti di chi perpetra questi scempi. Alessandra Iraci Fonte “La Sicilia” del 02-06-2026




