
C’è un istante preciso in cui l’ordinaria amministrazione di una comunità si scontra con la fragilità delle sue infrastrutture, trasformando una mattinata di studi nel proscenio di un potenziale dramma. Quel momento è scattato tra le mura del plesso scolastico di via Napoli, dove un cortocircuito ha generato un principio d’incendio. Solo la tempestiva evacuazione del corpo docente e del personale Ata ha evitato che la cronaca locale si tingesse di toni tragici, lasciando una scia di interrogativi pesanti come piombo. L’incidente ha sollevato un polverone politico che non accenna a diradarsi. Il circolo locale di Fratelli d’Italia punta dritto alla gestione del cantiere: «Come si può permettere che si intervenga sull’impianto elettrico durante le ore di lezione?». È una domanda che esige risposte non solo tecniche, ma di metodo, sollevando il velo su una pianificazione che appare, agli occhi dell’opposizione, quantomeno audace. Di fronte all’incalzare delle polemiche, l’Amministrazione comunale ha scelto la via del rigore burocratico e della massima cautela. Il sindaco Vincenzo Pulizzi, con un provvedimento che non ammette repliche immediate, ha sancito che la sicurezza non può essere barattata con la fretta.
Le attività di verifica tecnica hanno fatto emergere una realtà più complessa del previsto, non si tratta più solo di riparare un guasto, ma di una vera e propria operazione di “prevenzione dei rischi potenziali” per cui ha ritenuto opportuno e necessario, in via puramente precauzionale, firmare la proroga della chiusura. Il plesso, che ospita la scuola dell’Infanzia e la Primaria, rimarrà un deserto di banchi e lavagne da oggi al 25 gennaio, una settimana di sospensione totale delle attività didattiche in presenza. In questo scenario, il silenzio dei corridoi diventa il prezzo da pagare per garantire che, al ritorno, l’unica luce ad accendersi sia quella della conoscenza, e non quella sinistra di un nuovo guasto elettrico. ALESSANDRA IRACI TOBBI Fonte “La Sicilia” del 19-01-2026




