
Francavilla. “Metterci dentro le mani” non è stato solo il motto della giornata organizzata al Mafra, ma un vero e proprio manifesto di resistenza culturale. In un’epoca dominata dall’immaterialità del pixel, l’evento organizzato dall’Associazione Dracma – presieduta da Grazia Salamone – ha ristabilito il primato del reperto, trasformando il sito in un laboratorio di cittadinanza attiva dove il passato non è stato esibito, ma letteralmente disseppellito dal silenzio. Il laboratorio didattico “Il mestiere dell’archeologo” ha accolto una delegazione di giovanissimi ricercatori guidandoli attraverso la grammatica dello scavo stratigrafico. Non si è assistito a una simulazione ludica, ma a una lezione di rigore metodologico, sotto lo sguardo attento degli esperti. Il climax della giornata si è raggiunto quando le transenne della ricerca si sono schiuse alla collettività con l’iniziativa “Tutti sullo scavo!”.
È qui che l’archeologia ha smesso i panni della disciplina elitaria per farsi rito collettivo. A governare questo delicato processo di emersione storica è stato Kristian Göransson, senior lecturer all’Università di Göteborg, direttore dell’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, con una missione ambiziosa, confermare l’identità dell’area Fanterilli con l’enigmatica Kallipolis. «La storia, per essere compresa – afferma il farmacista-archeologo Gaetano Consalvo, presente all’evento – richiede questo sacrificio d’umiltà, bisogna, necessariamente, metterci dentro le mani». Alessandra Iraci Fonte “La Sicilia” del 01-03-2026





