
Ha attirato l’attenzione della nostra redazione un post comparso sul gruppo Facebook “La Gurna dell’Alcantara C.M.C.S.”, animato da Marco Micalizio, già noto ai nostri lettori e, come ama definirsi lui stesso, “naturalista per passione”. Insieme a un gruppo di amici altrettanto appassionati, Micalizio si dedica quotidianamente a raccontare le bellezze della valle dell’Alcantara, sensibilizzando i follower e cercando di trasformare l’amore per il territorio in azioni concrete. Un impegno lodevole, costante e – a quanto pare – sempre più necessario.
Il post in questione colpisce nel segno (e non poco), perché segnala come, in contrada Ponte a Castiglione di Sicilia, il fiume Alcantara sembri ormai essersi trasformato in una vera e propria “natura morta”, in tutti i sensi. Il tutto nonostante le recenti piogge e perfino la neve caduta sull’Etna, che evidentemente ha deciso di fermarsi più in alto senza disturbare il letto del fiume.
L’ironia del post: “Chissà, magari si riprenderà… forse in estate, con le piogge”. Battuta che, ironia a parte, fotografa una situazione tutt’altro che nuova: il fiume appare infatti in condizioni simili a quelle del periodo estivo, quando l’acqua era già un lontano ricordo.
Sembrerebbe che proprio in questo tratto l’Alcantara abbia perso le sue acque in superficie. Forse scorrono ancora nel sottosuolo, ma di certo non regalano più lo spettacolo di colori e riflessi a cui la natura ci aveva abituati. Un fiume “timido”, potremmo dire, che preferisce non farsi vedere.
È plausibile che il territorio risenta di prelievi consistenti: per attività produttive, per usi agricoli o magari per un ricorso un po’ troppo disinvolto ai pozzi artesiani. Fatto sta che, in superficie, l’acqua non scorre più.
Forse sarebbe il caso di prestare maggiore attenzione alle segnalazioni provenienti da chi vive e osserva quotidianamente questi luoghi. Perché condannare una meraviglia naturalistica come le Gurne dell’Alcantara a restare senz’acqua significa privarla non solo della sua bellezza, ma anche della preziosa nicchia ecologica che rappresenta. E di ironico, a quel punto, rimarrebbe ben poco.




