
Si è svolta così come previsto nella serata del 18 marzo la seduta del consiglio comunale, convocato appositamente per procedere alla surroga del consigliere Antonino Camarda, si è conclusa con l’esame delle condizioni di eleggibilità, candidabilità e compatibilità del consigliere comunale subentrante ovvero, la Sig.ra Verduci Marialuisa ed appartenente alla stessa coalizione politica del consigliere dimissionario. Le dimissioni di Camarda erano giunte a seguito della pronuncia di incandidabilità emessa dalla Suprema Corte di Cassazione, conseguente allo scioglimento del Consiglio comunale del 23 maggio 2023 per infiltrazioni della criminalità organizzata. Un passaggio delicato che continua a produrre effetti anche sull’attuale composizione dell’organo consiliare.
A sollevare una diversa interpretazione della normativa è stato però l’altro candidato sindaco alle ultime elezioni amministrative, Salvatore Monforte. Quest’ultimo rivendica il proprio ingresso in Consiglio comunale in qualità di “miglior perdente”, sostenendo che tale diritto gli spetterebbe in base all’esito elettorale. Raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, Monforte ha dichiarato di aver già attivato, insieme ai propri legali, tutte le azioni necessarie per tutelare la propria posizione. L’obiettivo è ottenere una corretta interpretazione della normativa regionale che, qualora gli desse ragione, consentirebbe la sua presenza in aula in rappresentanza dell’elettorato che lo ha sostenuto.
Alla base della controversia vi sarebbe un vuoto normativo nella legge elettorale della Regione Siciliana n. 35 del 1997. Una lacuna che, secondo quanto evidenziato, è stata in parte affrontata da una circolare esplicativa dell’Assessorato agli Enti Locali (n. 24 del 25 novembre 2020), la quale stabilisce che il seggio debba essere attribuito al candidato che segue immediatamente l’ultimo eletto nella lista di minoranza già presente in Consiglio comunale. Una questione interpretativa che potrebbe ora sfociare in un contenzioso legale e che, nel frattempo, mantiene in sospeso gli equilibri politici all’interno dell’aula consiliare.




